E la fruizione?

Una piovosa giornata d’estate il 15 Agosto del 2015 a Lugano. E io, con la camicia mezza sbottonata, sto pensando alla realtà virtuale. Maya suona lo xilofono.

Una splendida giornata d’autunno il 5 novembre del 1990 a Tokyo. E Wim Wenders, con il colletto bello alto della sua camicia, parla alla tavola rotonda sul rapporto tra alta definizione e realtà. Tutti ascoltano in silenzio la risposta che il regista sta dando alla questione “Un artista può realizzare i propri sogni attraverso l’alta definizione?”

(Tre anni prima la NHK aveva cominciato a irradiare via satellite le prime trasmissioni analogiche in HDTV. La manipolabilità del nuovo mezzo poneva tutti gli artisti dell’immagine in movimento difronte a un dilemma: Accettiamo o rifiutiamo un materiale che non risponda più ad alcun criterio di verità?)

Il “SI” di Wenders sta per arrivare alle orecchie dei partecipanti, ma ad anticiparlo è questa dichiarazione: “Io sono un ottimista: vedo una tecnica nuova alla ricerca del suo linguaggio. Le persone creative di tutto il mondo dovrebbero accostarsi al nuovo linguaggio, sfruttarlo e migliorarlo, per conferirgli da subito una forma adeguata. Se gli artisti, o meglio gli artigiani dell’immagine non si impossesseranno di questo strumento, se gli negheranno il loro contributo non avranno a posteriori alcun diritto di lamentarsi di un qualsiasi risultato deludente.” *

(Poi c’è stato il revival del 3D e Wenders ci ha fatto vedere come questo strumento “da baracconi” potesse essere anche veicolo d’arte con “If Buildings Could Talk” alla Biennale di Venezia e poi con le Cattedrali della Cultura e con Pina Bausch.)

Ora dopo anni di immobilismo tecnologico di mercato, sta per arrivare una realtà virtuale accessibile a tutti.

Mi abbottono la camicia e mi chiedo: i sogni di un artista possono essere realizzati con la realtà virtuale? Molto probabilmente si, ma la questione che ulteriormente mi pongo è sulla capacità umana di saper fruire… fruire i linguaggi veicolati dalle novità tecnologiche… Penso alle nuove nevrosi provocate dall’essere continuamente raggiunti da chiunque o all’illusione di avere una folta corte di amici di tastiera. Penso, insomma, all’incapacità, e a volte l’impossibilità, di saper utilizzare questi nuovi mezzi.

La questione che mi pongo non è tanto “Riusciranno i nostri Eroi a sfruttare, migliorare e adeguare la realtà virtuale a medium artistico” ma piuttosto “Riusciranno i nostri Fruitori ad avere le chiavi per leggere il nuovo medium?”

Se è vero che la tecnologia ha accelerato nell’uomo i tempi e la capacità di esecuzione, dubito fortemente che abbia potuto accelerarne anche la capacità di fruizione.

Una deriva insomma tra chi comunica e chi legge.

Una nuova giornata d’inverno il 15 Agosto del 2015.

Un’artista, con la fascia stretta attorno alla fronte per tenere alti i suoi ricci neri, sta pensando: “Questo non è un mio problema” e lo ripete a bassa voce mentre lavora alla sua nuova opera virtuale.

Un’opera fruibile “in tempi brevi o a lunga scadenza?

Ce lo dirà il futuro.

Vi ringrazio dell’attenzione” **

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* ** Wim Wenders al C.E.C.F. Round Table Discussion di Tokyo sul raporto tra alta definizione e realtà - 5 Novembre 1990.

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